Il primo brano [Namo], scritto nel 1971, riprende formule di invocazione a figure del Buddhismo Mahayana, declamate dalle voci di Valentina Valente, Pilar Jurado e Daniela Uccello, in un conteso eterofonico che, tra suoni tenuti, eleganti ornamentazioni microtonali e grande profusione di percussioni (con gong, conchiglie, sonagli, con i soprani impegnati anch’essi ai tamburi) culmina in un finale di magnifica rarefazione estatica.


 

 
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